Sei convinto/a di risparmiare avendo una badante “a nero”? Ecco cosa succede nella realtà.

20 Condivisioni

Bentornati nel nostro universo dedicato al lavoro domestico di badanti e colf.

Come promesso vi porteremo articolo dopo articolo per mano con l’obiettivo di chiarire gli aspetti più importanti da conoscere al fine di ben destreggiarsi nel mondo del lavoro domestico.

Oggi partiamo da una delle domande più frequenti: QUANTO MI COSTA ASSUMERE UNA BADANTE?

Il punto di partenza è che non esistono costi statici e convenzionali che si possono attribuire a tutte le assistenze o con cui si può retribuire qualsiasi badante.

Sono infatti molteplici i fattori che determinano gli stipendi di mercato relativi ad ogni tipo di lavoro di assistenza.

Innanzitutto lo stipendio della badante deve essere commisurato all’impegno giornaliero/settimanale che la stessa sopporterà: esistono gli stipendi orari da tenere in considerazione per le prestazioni in regime full-time o part-time ed esistono stipendi forfettari mensili per le badanti che lavorano in regime di convivenza;

Sulla base di questo dobbiamo anche sapere che quando dobbiamo determinare lo stipendio di una badante, ha incidenza il livello di autosufficienza dell’assistito: il mercato del lavoro domestico prevede infatti stipendi più elevati per una badante affidata ad un anziano affetto da demenze o patologie fisicamente invalidanti rispetto a lavori di assistenze riconducibili alla mera “compagnia” per anziani semi-autosufficienti.

Non si deve pensare però, che,  il solo livello di autosufficienza dell’assistito delinei con un’equazione di primo grado la retribuzione per la badante!  E’ da considerare, inoltre, la composizione del nucleo familiare dell’anziano; differente è dunque, se la badante debba convivere esclusivamente con l’assistito, o con altri membri della sua famiglia. Di fatto da questo fattore dipendono gli impegni collaterali della collaboratrice quali gli incarichi di gestione della casa e della cucina che passerebbero dal vederla impegnata per una sola persona ad impegnarla per un numero di persone maggiore.

Infine, ma non da ultimo, son da considerare fattori che possono dare il loro contribuito alla delineazione dello stipendio della badante anche: la collocazione dell’abitazione presso cui effettuerà le sue prestazioni, la  vicinanza a linee di mezzi pubblici che permettano gli spostamenti agevolmente, la fascia oraria entro la quale la badante presterà assistenza, le dimensioni della casa presso cui si svolgeranno le sue mansioni ed altre numerose variabili.

Ma non è finita qui!

Regolarizzando una collaboratrice domestica bisogna tener conto anche dei costi relativi ai contributi Inps che occorre versare. Essi variano in base al tipo di contratto della badante, se determinato o indeterminato e al numero di ore settimanali lavorate.

La cosa da sapere, però, è che essi sono DETRAIBILI! Sfatiamo dunque la prima leggenda metropolitana che ci racconta che la badante “a nero” è più conveniente

Cosa vuol dire?

Vuol dire che se decidete di prendere una badante “a nero” dovete soltanto corrisponderle lo stipendio di mercato commisurato all’assistenza del vostro caro; nel caso decidiate di metterla in regola dovreste versare, in aggiunta a suddetta somma, anche la quota di contributi Inps corrispondente alle ore lavorate che, però, potrete detrarre insieme agli stipendi stessi della badante e che, dunque, vi vengono restituiti in parte attraverso la dichiarazione dei redditi.

Arrivati a questo punto un’obiezione potrebbe essere: la badante in regola comunque mi costa sempre di più di una “a nero” perchè c’è anche la quota di tredicesima e di TFR che bisogna versarle?”.

Ma andiamo a capire nel concreto cosa accade, sfatando un’altra leggenda metropolitana di chi sostiene che le badanti a nero non chiedono né tredicesima e né TFR.

Nella realtà dei fatti una badante “a nero” all’inizio di un rapporto di lavoro ha come unico interesse quello di entrare in famiglia e non di discutere dei suoi diritti. Parliamo di persone che, spesso, finiscono un lavoro e si ritrovano improvvisamente “in mezzo ad una strada” e che dunque in una fase iniziale hanno come unico obiettivo quello di assicurarsi una dimora ed un lavoro retribuito. Stop!

Solitamente dopo che si è assicurata un lavoro ed una dimora, la badante inizia a concentrare la sua attenzione sui propri diritti e quasi sempre dopo dodici mesi o a fine della collaborazione “porterà il proprio conto” con la richiesta della quota di tredicesima e del TFR maturato anche se non è stata assunta. Questa è una delle fasi più difficili in cui una famiglia può ritrovarsi ad afforntare.

In definitiva che una badante sia in regola o “a nero” le quote di tredicesima e TFR sono un costo di cui tenere conto ugualmente per un importo di egual misura.

Alla luce di tutte queste informazioni la domanda nasce spontanea: siamo davvero convinti di risparmiare avendo una badante “a nero”?

In realtà il timore che un rapporto di lavoro irregolare porti a sorprese inaspettate è ormai molto frequente!!

20 Condivisioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *