La badante che vorrei…

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Parola d’ordine: atteggiamento!

Trovare la badante giusta non è facile e richiede un vero e proprio metodo di ricerca “su misura”… ma la badante giusta chi è?

Come ci siamo detti negli articoli precedenti, prima di tutto è fondamentale che la badante risulti idonea per le specifiche necessità operative e relazionali dell’anziano che è chiamata ad assistere; ma questo può non bastare.

La badante giusta ha qualcosa in più: un atteggiamento proiettato al miglioramento personale e non solo professionale!

Tante infatti sono le esperienze di famiglie che, pur riscontrando buone attitudini operative nella badante del proprio caro, si trovano a doverla spesso sostituire. Ciò può dipendere da svariate ragioni: molto spesso accade perché nonostante le buone competenze dimostrate ci si trovi dinnanzi ad una carenzadi flessibilità per esempio! Quando non si è disposti a fare un passo verso l’altro (il tuo datore di lavoro per esempio) prima o poi il filo che lega quel rapporto si tenderà fino a spezzarsi.
Una badante inflessibile è colei che non accetterà compromessi e un giorno potrebbe decidere improvvisamente di andar via, riaprendo il capitolo “ricerca badante”.

Per miglioramento personale si intende la capacità ed il desiderio di individuare soluzioni, di crescere come persona; è la capacità di interazione sana che si è in grado di avere con chi si ha di fronte che permette di costruire ponti di comunicazione e non muri. Questo atteggiamento può trasformare uan badante addirittura in una guida per la famiglia.

Nutrire fiducia nella propria badante ed essere ricambiati con un atteggiamento giusto è uno dei tasselli indispensabili per un rapporto di lavoro domestico duraturo e STABILE.

Come fare per scoprire se la propria badante ha questa predisposizione?

Beh, non potendo confidare in doti di chiaroveggenza, vi offriamo qualche dritta su alcune domande che possono essere utili in fase di conoscenza e di prova.

  • Chiedere innanzitutto i motivi delle cessazioni dei suoi rapporti di lavoro precedenti; è presumibile che una badante che abbia cambiato per sua iniziativa tanti posti di lavoro o che abbia lasciato i suoi datori di lavoro in seguito a screzi possa essere recidiva. Ad aggravare la situazione ci sarebbero eventuali rapporti terminati con vertenze o azioni legali… ma come possiamo saperlo?
  • Chiedere quale lavoro che svolgevano nel loro Paese comprese passioni e interessi che hanno sviluppato nel corso degli anni. Una badante che ha cura della propria crescita culturale e mentale sarà più predisposta a lavorare in contesti in cui bisogna essere “forti” e bisogna trovare soluzioni creative di fronte ad ogni tipo di problematica.
  • Conoscere la durata dei suoi precedenti lavori. Le sue assistenze son state stabili oppure sono durate per pochi mesi? Se le assistenze sono state di breve durata è opportuno comprenderne a fondo il motivo. Ci sono badanti che non amano un “posto di fisso” e sono quelle che poi rivelano l’atteggiamento mentale peggiore. La loro instabilità viene riversata anche nel modo in cui lavorano quotidianamente.

Il ccnl del lavoro domestico tutela con ampio raggio il datore di lavoro includendo 8 giorni lavorativi di prova per i contratti a tempo indeterminato entro i quali è possibile recedere dallo stesso e dunque risolvere il contratto qualora la badante non avesse determinate caratteristiche… ma come si suol dire “prevenire è meglio che curare”, ecco perché il nostro consiglio è di esser attenti osservatori in fase di colloquio!

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